A scuola di norvegese

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Durante l’esperienza Workaway in Norvegia (scopri le nostre avventure in un villaggio di pescatori a questo link) ho avuto la possibilità di svolgere una piccola lezione di italiano in una scuola locale dove, con mia sorpresa, sono stata subito accolta senza neanche la richiesta di un documento o la compilazione di qualche modulo. Grazie all’aiuto del nostro amico Gaute sono riuscita a visitare la Barneskole (scuola primaria) del paese e a ricevere il permesso della dirigente per assistere a una lezione, così giovedì 30 agosto sono andata a scuola!

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L’insegnante che gentilmente mi avrebbe ospitato, mi ha accolto con entusiasmo e ha trovato interessante la piccola lezione di italiano che avevo preparato su richiesta della preside e che ho svolto in una classe sesta (11 – 12 anni), è già… in Norvegia la scuola “primaria” va dai 6 ai 13 anni e comprende 7 “gradi”. Arrivata in corridoio, i ragazzini hanno subito iniziato a chiedere chi ero e se sarei rimasta con loro quella mattina, quando siamo entrati in classe come da accordi il maestro ha spiegato che ero lì per un intervento senza dire da dove venivo. Un ragazzino ha provato a rivolgermi una domanda in norvegese, credo per tentare di capire se comprendevo la loro lingua, ma da brava italiana l’ho invitato a fare silenzio con il gesto della mano, forse rispondendo indirettamente alla sua curiosità.

Quando l’insegnante mi ha dato la parola mi sono presentata in italiano ed è stato davvero divertente vedere le loro facce stupite e divertite, qualcuno rideva, altri hanno chiesto al maestro cosa avevo detto, li ho invitati quindi a indovinare in inglese (lo parlavano quasi tutti molto bene!!!), successivamente ho lasciato che si presentassero e ho chiesto loro di diventare teachers per un giorno e di insegnarmi un po’ di norvegese, proposta che è stata accolta con entusiasmo anche dai più timidi. Terminata l’attività, ho chiesto a tutti di alzarsi in piedi e abbiamo ballato più di una volta la canzone “Gioca Jouer”, lavorando poi sulla pronuncia e sul significato delle parole che hanno tradotto in inglese e in norvegese, abbiamo poi concluso con il gioco del mimo per ripassare i termini e con una piccola riflessione sull’importanza di conoscere una lingua comune per comunicare con persone provenienti da altri stati. 

Alla fine della lezione i ragazzi hanno chiesto all’insegnante se potevo tornare a scuola perché si erano davvero divertiti e così il giorno seguente hanno preparato loro la lezione: hanno portato a scuola della frutta, due pizze (con il ragù al posto del pomodoro!!!) e la “zuppa” alla vaniglia, abbiamo parlato dell’importanza di mangiare la frutta, dei nostri cibi preferiti e dei dolci tipici della Norvegia, poi mi hanno insegnato e coinvolto in due giochi tradizionali che sicuramente utilizzerò nelle mie lezioni quando tornerò a insegnare in Italia.

A fine mattinata mi hanno regalato dei disegni per ringraziarmi del tempo trascorso insieme; anche se sono stata in questa scuola soltanto due giorni sono contenta dell’esperienza vissuta e sono rimasta impressionata dalla disponibilità verso un’insegnante italiana un po’ curiosa e dalla semplicità con cui sono riuscita a entrare in classe. In questa scuola si respirava un’atmosfera familiare, gli insegnanti alla mattina si ritrovano tutti insieme per condividere la colazione e discutere vari argomenti in toni amichevoli e collaborativi, non ho notato divisioni dovute al ruolo, infatti anche la dirigente sembrava un’insegnante qualsiasi e si gustava la sua tazza di tè insieme ai colleghi.

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L’insegnante mi ha ringraziato molto per questo momento di scambio che sono convinta ogni tanto serva per uscire dal nostro quotidiano e per prendere nuovi spunti, nuove idee, o semplicemente per un confronto poiché penso che la condivisione di idee, materiali e metodi sia fondamentale nel nostro lavoro. Sicuramente ho notato delle differenze che mi hanno fatto sorridere, riflettere e un po’ sognare, per esempio la scuola come tutte le case che abbiamo visto in Norvegia è priva di recinzione, il cortile è pieno di alberi e giochi in legno sui quali i bambini si arrampicavano continuamente, inoltre, prima di entrare in classe, tutti si tolgono le scarpe per evitare di sporcare il pavimento e per stare più comodi e liberi durante le lezioni, infine con qualsiasi condizione atmosferica alunni e insegnanti escono durante l’intervallo, anche se piove a dirotto o durante l’inverno (la temperatura sopra al Circolo Polare Artico arriva anche a – 30°!!!) e quando ho spiegato al maestro che in Italia non usciamo in cortile se piove o “nevica”, con la faccia un po’ perplessa e stupita mi ha chiesto: «Perché???».

 

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12 risposte a “A scuola di norvegese”

  1. Wow Martina, che bella esperienza!! Grazie per averla condivisa. Del tuo post mi ha colpito lo spirito di accoglienza e la poca burocrazia (beati loro!) della scuola norvegese. Anche il fatto che i ragazzi escano anche con la pioggia!! Non mi stupisce invece che tu abbia conquistato tutti, bambini e insegnanti, perché sei un’ottima insegnante e soprattutto una bellissima persona. Un caro abbraccio! Stefy

    1. Simone e Martina dice: Rispondi

      Ciao Stefy!!! Grazie mille a te per il messaggio e per i complimenti, sei sempre troppo gentile! Anche a me ha colpito in modo particolare la poca burocrazia, sembra quasi impossibile, ma così è stato anche a Londra l’anno scorso… Spero di riuscire a entrare anche in qualche scuola in Spagna e Portogallo e poi eventualmente vi racconterò 🙂

  2. Chiara Bressan dice: Rispondi

    Bellissima esperienza 🙂 Sono sempre stata molto affascinata dalle scuole europee nordiche, mi sono informata un po’ leggendo e poi appassionandomi anche ad una serie televisiva vista su Netflix le cui vicende si sviluppano prevalentemente all’interno di una scuola danese. Grazie per condividere questa tua esperienza e far scoprire un po’ della nostra cultura ovunque tu vada 🙂

    1. Simone e Martina dice: Rispondi

      Grazie mille Chiara per il tuo messaggio, mi ha fatto davvero piacere leggerlo, anch’io sono innamorata del nord da quando ho fatto l’Erasmus a Copenhagen 🙂 Mi puoi dire il nome della serie così quando torno la guardo?? 😉

      1. Chiara Bressan dice: Rispondi

        Si chiama Rita la serie tv su Netflix 🙂

        1. Simone e Martina dice: Rispondi

          Grazie, segno! 😉

  3. ciao….state facendo delle esperienze bellissime… mi riempite il cuore con i vostri racconti… e la cosa più bella è che dove andate sono sempre tutti molto disponibili… bravi!!😍😍

    1. Simone e Martina dice: Rispondi

      Ciao Elisa, grazie mille per il tuo commento, durante tutto il viaggio abbiamo incontrato tante persone gentili e pronte ad aiutarci 🙂 ed è stato davvero bello condividere delle esperienze con alcune di loro!!!

  4. Ketty De Nardi dice: Rispondi

    Ciao carissima Martina, attraverso il tuo scritto ho vissuto con te ogni istante del tuo viaggio…fantasticooo. Stai facendo un’esperienza forte. Siete stati coraggiosi a mollare ogni certezza e a tuffarvi in una realtà a voi sconosciuta ma che sta dando tanto a voi e indirettamente a me!!! Un mega abbraccioK

    1. Simone e Martina dice: Rispondi

      Ciao Ketty!!! Le tue parole mi fanno quasi commuovere, è bello sapere che trasmettiamo qualcosa di positivo agli altri, è uno degli obiettivi di questo blog, e vedere che ci sono tante persone che approvano la nostra scelta. Forse siamo stati un po’ pazzi ma siamo veramente contenti di questa avventura che stiamo vivendo insieme 🙂 Un abbraccio a te, ci vediamo quando torno!!!

  5. Eleonora bortoluzzi dice: Rispondi

    Fantastico! Bellissima esperienza!!! 😱Non credevo si potesse fare una cosa così!!! Ciao buona continuazione!!!

    1. Simone e Martina dice: Rispondi

      Ciao Eleonora, grazie per il tuo messaggio, sinceramente neanch’io ma vedendo la semplicità con cui sono riuscita a entrare in una scuola di Londra la scorsa estate ho tentato ed è andata bene anche qui!!! 😉 Sono davvero contenta e spero di riuscire a fare altre esperienze simili, magari più lunghe 🙂

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